Se non sei odiato non sei nel gioco!?

La futura strategie dei brand: “Abbracciare l’odio sui social”!

Prima di scrivere questo articolo, mi sono imbattuto in una intervista a Jeetendr Sehdev

(autore di best seller del NewYork Time) che ci parla di come le aziende devono imparare le nuove regole del brand.

 

Devo dire che mi trovo d’accordo con lui su quasi tutti i punti.

Cosa ci spiega l’autore del libro: “Il Principio Kim Kardashian”?

Innanzitutto ci parla di autenticità del marchio!

Oggi tutte le aziende vogliono essere autentiche cercando di sembrare perfette, ma quante lo sono davvero?

Bisognerebbe rispettare il consumatore, quindi considerare che, quello che è giusto per alcuni, non lo è per altri.

Sehdev spiega che per essere davvero autentico, un marchio deve prendersi la responsabilità di comunicare quello in cui crede. Questo significa uscire dalla ricerca della perfezione (anche perché nessuno è perfetto) e trasmettere ai consumatori i valori in cui crede.

Certamente questo potrebbe creare un contraccolpo ma per avere un riscontro ed essere identificati, bisogna saper cambiare le regole!

L’autore ci propone degli esempi molto calzanti!

Parlando dei Millennials dice: “È facile sminuire e degradare gli altri per essere diversi. Narcisista, pigro, autorizzato, stupido … Quante volte abbiamo sentito i Millennials e la generazione Z essere etichettati in quel modo? Non ti piace il fatto che uno YouTuber si sia promosso alla fama giocando ai videogiochi, abbia guadagnato $ 15 milioni per il suo ultimo contratto di sponsorizzazione, portando alcuni seguaci a diventare un grande giocatore? Non importa.

Invece di giocare alla polizia morale, guarda come entrare in empatia con una nuova generazione con un diverso sistema di valori. Cosa li spinge a fare ciò che fanno? Comprendilo, entra in empatia con esso. È particolarmente importante per noi perché siamo nel business della costruzione di connessioni emotive. Questo è il valore di un marchio, giusto”?

Jeetendr Sehdev

Con queste parole Sehdev ci spiega che per comprendere le logiche e colpire un mercato, al quale molti stanno puntando (quello dei Millennials) i brand devono rompere le regole del gioco e prendersi tutti i rischi del caso mostrando i veri valori. Certo non è cosa facile ma vale la pena rischiare.

 

Quali sono quindi i temi chiave che i brand proporranno nel prossimo futuro?

La prima in assoluto è l’odio! Non bisogna evitare l’odio ma abbracciarlo e imparare ad amarlo.

Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione ed essere ascoltato. Accontentare tutti e soddisfare il minimo comune denominatore sarà considerato solo come: “non autentico”.

L’altro denominatore sarà quello di trasformare i fans in fanatici, così da creare un legame ancora più profondo ed emotivo con il brand.

In sintesi le strategie di comunicazione del brand nel prossimo futuro cambieranno! Le aziende dovranno essere apprezzate per quello in cui credono davvero!

I brand che non rischieranno per non perdere quella che oggi è la maggioranza dei consumatori, si troveranno in forte ritardo sulle strategie e i trend di marketing.

La parola d’ordine della comunicazione prossima sarà osare, ed essere apprezzati per quello che si è!

Possiamo dire che l’opinione dell’autore incarna quello che personal brand come Kim Kardashian fanno oggi! Essere sé stessi comunica autenticità, anche a rischio di non essere compresi e quindi odiati! Chi però saprà abbracciare l’odio con amore sarà un passo avanti nel comunicare il brand.

Ok, ma oggi quali brand hanno applicato questi principi?

Uno dei brand che ha applicato questo principio è Nike!

La campagna si ispira alle regole di Kim Kardashian “Credi in qualcosa anche se significhi sacrificare tutto” – (“sacrifica tutto per credere in qualcosa” la regola di Kim) ha generato 163,5 milioni di impression al marchio!

Di quale campagna stiamo parlando?

Della campagna nella quale il testimonial è Colin Kaepernick! Uno spot che ha fatto scomodare anche il Presidente Trump.

Prima di parlarvi della campagna vi spiego chi è Colin Kaepernick e cosa ha fatto:

“Ex quarterback dei San Francisco 49ers, squadra di football militante nella National Football League, la Serie A del football americano. Nel 2016, Kaepernick fu il primo giocatore a inginocchiarsi in campo durante l’inno americano, in segno di protesta contro l’oppressione degli afroamericani e delle minoranze etniche negli Stati Uniti, dando di fatto il via a quella che sarebbe stata conosciuta come la “protesta dell’inno “.

Come si può immaginare il mondo sportivo si divise tra pro e contro la protesta!

Cosa fa allora Nike? Lancia la sua campagna direttamente dall’account Twitter di Colin Kaepernick con la frase “Credi in qualcosa. Anche se significa sacrificare tutto il resto”

 

Contemporaneamente, Nike pubblicava sui propri canali ufficiali un video intitolato Dream Crazy, con la voce fuoricampo di Kaepernick stesso:

Inutile dire che c’è stato chi ha lodato Nike per essersi schierata dalla parte di Kaepernick e chi ha cercato addirittura di boicottarla con #BoicottNike.

 

Questo è solo uno degli esempi di campagne controverse, di aziende che rischiano prendendo una posizione. Quella posizione che per molti brand è scomoda ma che sarà il futuro della strategia di brand.

Spesso assistiamo a campagne che per gli addetti ai lavori sono dei faill ma forse solo perché le aziende non prendono una posizione.

Cosa succederebbe nel mercato se davvero le aziende si mostrassero per quello che sono? Per i valori che hanno? Per la loro vera identità?

Credo si avrebbe sicuramente una maggiore dinamicità e uno spostamento dei consumatori in base ai valori effettivi che la marca comunica!

La decisione di restare in una zona confort e non spazzare via gli standard è una scelta non facile ma potrebbe essere vincente!

Schierarsi potrebbe essere un punto a favore e non contro! Altrimenti a ogni comunicato sbagliato bisognerebbe fare marcia in dietro e recuperare! Basta vedere il caso Barilla e non ultimo quello Dolce & Gabbana!

La domanda che ogni consumatore dovrebbe porsi è (pensando anche a D&G e/o  Barilla):

“Hanno davvero detto quello che hanno pensato oppure si sono sbagliati”?

Arriverà il tempo dove schierarsi farà la differenza, anzi, la strategia di brand!