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L’influencer marketing 2019: “L’anno della fiducia”!?

Le 5 tipologie di influencer più bravi a vendere!

Il marketing come spesso ho affermato nei miei articoli, è un settore dove gli strumenti e le tecniche cambiano continuamente.

Ho cercato d’indagare su quello che accadrà nell’influencer marketing anche se quello che vi racconterò in questo articolo è già in via di sviluppo.

L’immagine dell’influencer marketing è ormai entrata a far parte del nostro modo di vedere l’advertising ed è penetrato soprattutto nelle strategie aziendali.

Quale è però il problema principale e diffuso nelle iniziative di sponsorizzazione tramite gli influencer?

Possiamo dividerle in tre fattori:

  1. Si rilevano sempre più follower falsi
  2. Molti influencer sono accusati di pubblicità nascosta
  3. Si mettono in discussione alcuni trend

Il risultato di queste variabile è la sfiducia del consumatore digitale, nonché la diffidenza delle aziende a investire in questa forma di advertising. Quando gli utenti avvertono qualcosa di falso e poco chiaro, tendono ad allontanarsi.

In una ricerca di Bazaarvoice (società di marketing al dettaglio) che ha commissionato una intervista a 4.000 consumatori di Francia, Germania e Regno Unito per comprendere il rapporto con digitale con gli influencer, sono stati rilevati i seguenti dati:

  • Il 49% dei consumatori vorrebbe che i gestori delle piattaforme social applicassero regole più severe per i post sponsorizzati dagli influencer

 

  • Il 47% dei consumatori dichiara di essere infastidito dagli annunci ripetitivi e sponsorizzati

 

  • Oltre alla mancanza di trasparenza, il 23% afferma che la pressione degli inserzionisti diminuisce la qualità dei contenuti pubblicitari.

 

  • Elemento chiave inoltre che ci spinge a ragionare, è dato dal fatto che, il 54% dei consumatori afferma che gli influencer creano distorsioni della vita reale.

Riguardo a queste percentuali il principale operatore di Unilever, Keith Weed, ha chiesto all’Industria d’intraprendere “azioni urgenti” per ricostruire la fiducia nell’influencer marketing.

“Un recente studio della World Federation of Advertisers (WFA) ha rilevato che il 65% dei marchi multinazionali ha in programma di aumentare il proprio investimento nell’influencer nei prossimi 12 mesi, con Instagram come obiettivo principale”.

Le aziende inoltre dovrebbero spendere con cautela il budget considerando che:

Il 12% degli influencer di Instagram ha acquistato follower nei primi sei mesi dell’anno”.

(indagine di CampaignDeus)

Risulta evidente dai dati, che vi è bisogno d’investire sulla fiducia e sulle regole che riguardano l’influencer marketing.

Il ruolo delle aziende sarà sempre più, quello di controllare i profili degli influencer per comprendere chi è l’interlocutore.

Le piattaforme social dovranno invece utilizzare forme di penalità per chi utilizza pratiche (al momento instagram sta introducendo delle regole e quotidianamente penalizza e/o chiude account che non rispettano le regole, oppure svolgono azioni non permesse) scorrette.

Per evitare la fine di questa forma pubblicitaria, altamente redditizia, sia per le aziende che per l’influencer, bisogna ricostruire fiducia nel cliente e non esasperare con contenuti lontani dalla realtà!

I brand dovranno coltivare e impegnarsi nel rapporto con i consumatori, creando quasi un’amicizia personale, in una relazione che sembra autentica e genuina.

 

Cosa bisognerebbe considerare per creare una buona partnership e avere successo nell’influencer marketing?

Questi potrebbero essere gli elementi:

  1. Scegliere la tipologia di settore
  2. Scegliere lo scopo e il pubblico di destinazione
  3. Indagare sulle scelte linguistiche le immagini e i colori
  4. Collabora esclusivamente con coloro che hanno una connessione con il tuo prodotto/servizio
  5. Escludi coloro che mancano di messaggi non umanizzati e lontani all’utente
  6. Crea un rapporto unico e personalizzato rispondendo sempre al cliente
  7. Il marchio deve essere percepito come umano, autentico e personalizzato.
  8. Indaga sui followers e analizza i dati d’interesse come impression e interazioni

 

Alla luce di quanto esplicitato mi sono chiesto: “Quali sono i profili (ideali) degli influencer più bravi a vendere”?

Ho trovato le risposte in una ricerca della Pareto law (azienda che si occupa di vendite, formazione e consulenza per le imprese).

La ricerca, esamina l’attività sui social media di 100 personalità in diversi settori e come si comportano nelle interazioni con il pubblico. Da qui ne vengono fuori differenti stili di linguaggio e tattiche, ma ognuno di loro riesce a raggiungere l’obiettivo: “vendere”!

 

  • I Promotori (49% dei personaggi esaminati)

Potremmo definirlo il leader naturale. Coloro che pieni e sicuri di sé stessi, non hanno paura di innovare e promuovono sia loro che i prodotti attraverso alta positività energetica e linguaggio entusiasta

Alcuni nomi: Il fondatore di Microsoft Bill Gates, l’uomo dietro Amazon Jeff Bezos e il COO di Facebook Sheryl Sandberg.

Altri promotori che utilizzano i social media per innovare e vendere includono Apple Cook Tim Cook, il supremo Virgin Richard Branson e la superstar televisiva Oprah Winfrey.

 

  • I Motivatori (23%dei personaggi esaminati)

Adottano un approccio ampio e sono i veri influencer del mondo delle vendite social. Incentivano le persone ad agire utilizzando un linguaggio ambizioso creando negli utenti motivazioni valide per impegnarsi a svolgere un’azione concreta.Occupano una serie di settori differenti dagli affari al fitness!

Alcuni nomi: Duncan Bannatyne e la giornalista Ariana Huffington rientrano saldamente sotto la bandiera del motivatore. A loro si uniscono celebrità come Serena Williams, Will Smith e Jay Z.

 

  • L’engager (4% delle persone esaminate)

Questa categoria è spinta dal vantaggio competitivo e promuovono cose molto popolari, in poche parole portano tendenze all’attenzione del pubblico. Sono spesso sui social desiderosi d’interagire con il pubblico. Il centro di tutta l’azione è il coinvolgimento.

Alcuni nomi: Alan Shearer, l’ex pugile George Foreman e l’esperto di finanza Martin Lewis.

 

  • Il Maverick (5% delle persone esaminate)

Rappresentato dall’anticonformista che non ha paura di dire la propria opinione. Sono audaci e vogliono travare il successo, proprio per questo, disposti a correre ogni rischio.

Alcuni possono avere una bassa gradevolezza ma utilizzano la convinzione e la creatività per far accettare le proprie opinioni. Spesso spingono su un determinato argomento per far risaltare sia loro che la propria causa.

Alcuni nomi: I Mavericks includono persone come la star del cinema Ryan Reynolds, che usa umorismo autoironico e immagini divertenti per connettersi, e l’esperto di motori Jeremy Clarkson, che spesso fa affermazioni audaci progettate per provocare conversazioni.

 

  • Il Nurturer (12% delle persone esaminate)

Al contrario del Maverick, l’educatore basa tutto sull’amicizia, la famiglia e il legame che può esserci tra il venditore e colui che cerca d’influenzare. Per entrare in contatto usano le armi della lealtà, relatività e affidabilità con un linguaggio gentile. Altra arma è data dalla pazienza che hanno nel rapportarsi con il pubblico.

Alcuni nomi: Il magnate del retail Theo Paphitis, l’esperto di interior design Kelly HoppenVictoria Beckham e l’ex CEO Nestlé e Procter & Gamble Paul Polman.

 

  • Il Sostenitore (7% delle persone esaminate)

Per il sostenitore, la promozione sociale si basa sull’avere uno scopo. Mettono un marchio, un prodotto o un’ideologia perché, prima di tutto, hanno una forte connessione morale o emotiva.

Alcuni nomi: Lionel Messi, l’ex presidente Barack Obama e l’attore Leonardo DiCaprio.

 

La ricerca di cui ho parlato presenta altre analisi importanti anche rispetto ai canali utilizzati e dove possiamo notare l’importanza di Twitter e Instagram come canali primari di vendita.

*attualmente Instagram ha introdotto nei post sponsorizzati la dicitura: “Sponsorizzato per…”

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